Arezzo (venerdì 28 marzo 2025) — Un artigiano aretino, che preferisce restare anonimo, ha recentemente vissuto un tentativo di truffa telefonica, smascherando una frode che avrebbe potuto causargli un’ingente perdita economica. L’uomo ha deciso di condividere la sua esperienza per mettere in guardia altre potenziali vittime e sensibilizzare sulla necessità di prestare la massima attenzione a questo tipo di raggiri.
di Alice Grieco
Tutto ha avuto inizio con una telefonata apparentemente proveniente dall’ufficio postale, in cui venivano segnalati due movimenti sospetti sul suo conto corrente. I truffatori hanno informato l’artigiano di due bonifici non autorizzati, ciascuno dell’importo di circa 4.000 euro, inducendolo a rispondere negativamente alla domanda se fosse stato lui ad effettuare tali operazioni.
Successivamente, i malintenzionati hanno inscenato un finto passaggio di competenze, affermando che il caso fosse stato segnalato alla Polizia di Stato di Arezzo. Poco dopo, l’artigiano ha ricevuto un’ulteriore chiamata che, grazie a una sofisticata tecnica di spoofing telefonico, sembrava provenire dal numero ufficiale della Questura di Arezzo (0575/4001). Per verificare l’autenticità della chiamata, l’uomo ha cercato il numero online, trovando conferma che appartenesse effettivamente alla Questura, il che ha rafforzato la credibilità dell’inganno.
Durante una conversazione di oltre venti minuti, il finto agente di polizia ha insistito sulla necessità di una collaborazione immediata, scoraggiando qualsiasi interruzione della chiamata con la motivazione che ciò avrebbe potuto compromettere le indagini in corso. I truffatori hanno quindi convinto la vittima a recarsi all’ufficio postale più vicino e a predisporre un pagamento di 9.800 euro su un conto IBAN specifico, fornendogli dettagli precisi su nome, causale e importo.
Fortunatamente, nel momento in cui gli è stato chiesto di completare la transazione, l’artigiano ha avuto un’intuizione cruciale, comprendendo che stava per cadere in una truffa. A quel punto, ha deciso di interrompere il contatto e ha chiamato direttamente la Questura di Arezzo, utilizzando nuovamente il numero ufficiale. Questa volta, però, ha parlato con veri agenti di polizia, i quali gli hanno confermato che si trattava di un tentativo di frode e gli hanno consigliato di non procedere con il pagamento.
L’artigiano ha scelto di condividere la sua esperienza affinché altri cittadini non cadano vittime di simili raggiri. Episodi di truffe telefoniche che sfruttano tecniche avanzate come il caller ID spoofing sono sempre più diffusi e possono ingannare anche persone attente e prudenti.
Per proteggersi da questi raggiri, si consiglia di:
- Non fornire mai dati sensibili o bancari tramite telefono a meno che non si sia assolutamente certi dell’identità dell’interlocutore.
- Interrompere immediatamente la chiamata e contattare direttamente l’ente o l’istituzione per verificare la veridicità della richiesta.
- Diffidare da qualsiasi telefonata che imponga urgenza o che scoraggi il verificare le informazioni con fonti ufficiali.
- Segnalare tempestivamente alle autorità eventuali tentativi di truffa.
Grazie alla sua prontezza di riflessi, l’artigiano è riuscito a evitare una truffa e a proteggere il proprio denaro. La sua testimonianza rappresenta un importante monito per tutta la comunità e dimostra quanto sia fondamentale la consapevolezza e la prevenzione in questi casi.
Tag: artigiano, numero istituzionale, truffa telefonica Last modified: Marzo 31, 2025