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Glioblastoma e inquinamento ambientale: la richiesta di un’indagine epidemiologica nel Valdarno

Valdarno (giovedì 20 marzo 2025) — Il dolore può talvolta portare ad esasperare le battaglie personali, tuttavia, è fondamentale adottare un approccio metodico e scientifico per comprendere le cause di determinate patologie. È quanto sostiene Armando Mansueto, presidente del Movimento Consumatori di Arezzo, il quale richiama l’importanza di una mappatura dettagliata dei casi di glioblastoma nel territorio, come suggerito dal professor Francesco Di Meco, direttore del reparto di Neurochirurgia presso l’Istituto Carlo Besta di Milano.

di Alice Grieco

Mansueto ha vissuto in prima persona il dramma della malattia: sua figlia Martina è deceduta nel 2023, all’età di 41 anni, a causa di un glioblastoma, lo stesso tumore che ha colpito tre vigili del fuoco aretini e il carabiniere Marco Calicchia. Secondo Mansueto, il Valdarno rappresenta una delle aree più inquinate della provincia di Arezzo e della Toscana, un fattore che potrebbe essere correlato all’incidenza della patologia. Egli sottolinea la necessità di affrontare la questione in maniera sistematica, evitando percorsi paralleli e disarticolati.

Un aumento significativo dei casi nel Valdarno

Mansueto evidenzia un trend preoccupante: se in passato il glioblastoma era considerato una malattia rara, i numerosi casi registrati negli ultimi anni nel Valdarno sembrano suggerire una maggiore diffusione. Già nel 2018, a Montevarchi, si erano verificati tre casi in soggetti di età compresa tra i 37 e i 43 anni; nel 2021, a Santa Barbara (Cavriglia), sono stati registrati quattro ulteriori casi. Questi numeri risultano significativi in rapporto alla popolazione locale e pongono interrogativi urgenti sulla possibile correlazione tra incidenza della malattia e fattori ambientali.

L’inquinamento ambientale come possibile fattore scatenante

Gli esperti concordano nel ritenere l’inquinamento ambientale uno dei principali fattori di rischio per le patologie oncologiche. In quest’ottica, Mansueto auspica un’azione congiunta da parte delle famiglie colpite dalla malattia, affinché si possa promuovere un’indagine epidemiologica approfondita. Tale studio dovrebbe includere una mappatura dettagliata dei casi nel territorio, al fine di individuare eventuali correlazioni e adottare misure preventive efficaci.

La richiesta di un’indagine epidemiologica: una disparità di attenzione istituzionale?

Mansueto ha più volte sollecitato i sindaci del Valdarno, la Regione Toscana e il Ministero della Salute affinché venisse avviata un’indagine epidemiologica sui casi di glioblastoma registrati a Cavriglia. Tuttavia, fino ad ora, non ha ricevuto alcuna risposta concreta. Al contrario, a seguito dei decessi dei tre vigili del fuoco ad Arezzo, le istituzioni hanno manifestato un’immediata volontà di approfondire la questione. Pur accogliendo con favore questa iniziativa, Mansueto si interroga sul motivo per cui la situazione del Valdarno non abbia ricevuto la stessa attenzione.

Cluster epidemiologici: la necessità di risposte scientifiche

Mansueto intende ora contattare le famiglie dei tre vigili del fuoco deceduti e quella di Marco Calicchia, con l’obiettivo di unire le forze per promuovere un’indagine epidemiologica dettagliata. Secondo il presidente del Movimento Consumatori di Arezzo, l’elemento chiave non risiede nelle professioni svolte o nei luoghi di lavoro delle persone colpite, bensì nella comune diagnosi della stessa patologia. Un aspetto cruciale è la formazione di cluster epidemiologici, ovvero gruppi di casi simili verificatisi nello stesso contesto spazio-temporale.

“Perché questa malattia ha dato origine a cluster in specifiche aree del territorio?”, si domanda Mansueto. Un interrogativo a cui, secondo lui, si potrà rispondere solo attraverso un’indagine scientifica rigorosa, capace di fare luce sulle possibili cause ambientali della diffusione del glioblastoma nel Valdarno. “C’è ancora molto da scoprire”, conclude.

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Tag: , , Last modified: Marzo 20, 2025
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